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lunedì 19 luglio 2010

ISOLE SPARSE ILLASI = ACOA IN L'ADESE . ALZARE.


ILLASI. La necropoli di Arano rivelata

ILLASI. La necropoli di Arano rivelata
Vittorio Zambaldo
Lunedì 23 Luglio 2007 , L'ARENA

I risultati preliminari di tre mesi di scavi effettuati dalla Soprintendenza sono stati illustrati alla popolazione
Reperti del 2000 avanti Cristo
Le 50 tombe rinvenute risalgono all’antica età del Bronzo Necessari un paio d’anni per l’analisi completa dei resti
La sfida ora è l’accordo con i privati


È probabilmente dell’antica età del Bronzo, tra il 2100 e il 1900 avanti Cristo, la necropoli trovata a Cellore, in località Arano, lo scorso marzo su un terreno destinato a una lottizzazione.
«È necessaria la datazione con il carbonio 14 per avere l’approssimazione più vicina possibile», anticipa Luciano Salzani, l’archeologo che è il direttore del Nucleo operativo di Verona della Soprintendenza ai beni archeologici del Veneto, «ma questo sarà possibile solo fra un paio d’anni, quando si avranno le analisi complete sui resti delle 50 tombe».
Sei sono ancora da aprire, ma gli esperti non escludono che ce ne siano altre.
I risultati preliminari di tre mesi di scavi sono stati illustrati alla popolazione in una serata organizzata dall’amministrazione comunale, fugando dubbi e illustrando le possibilità di sviluppo del sito.
È durata probabilmente fra le tre e le quattro generazioni, circa un centinaio d’anni, la presenza di questa popolazione ad Arano, ma non è escluso che vi fossero insediamenti precedenti.
Il sito è importante sia per la sua dimensione sia perché grazie all’avvertimento della Soprintendenza e all’obbligo del Comune di avviare un sondaggio preventivo prima dei lavori di lottizzazione è stato possibile uno scavo scientifico con criteri moderni.
Le tombe venute alla luce sono cosiddette «a fossa strutturata», con un’ellisse di pietre sopra cui stava probabilmente un assito a copertura della salma, posta in posizione fetale con orientamento bipolare (maschi con la testa a Nord e femmine a Sud).
I corredi rinvenuti sono poveri, limitati a perline di pietra, un bicchiere di ceramica con dei denti, un pomolo di corno di un pugnale, un filo di rame o di bronzo e la punta metallica di un pugnale rinvenuta in quella che probabilmente è la sepoltura del personaggio più autorevole della comunità.
Proprio l’analisi del metallo permetterà di dire se sia di rame o bronzo.
Alberto Manicardi, direttore tecnico del cantiere di scavo nel quale hanno lavorato settanta professionisti, ha messo in luce le fasi dell’intervento e la cura con cui i resti sono stati trattati ed è stata documentata la campagna di scavo, anche con filmati digitali professionali.
Irene Baldi, antropologa dell’università di Firenze, ha denunciato la cattiva conservazione a causa del terreno acido che ha consumato le ossa, dello strato argilloso con inserti di ghiaia che dilatandosi e contraendosi ha creato numerose fratture, come del resto le radici del vigneto soprastante.
Anche la realizzazione dei quattro calchi ottenuti dal Comune dalla Soprintendenza hanno portato alla perdita di diverse possibilità di studio su quelle sepolture.
Quanto è comunque rimasto integro sarà studiato in laboratorio, perché secondo la studiosa è raro il ritrovamento di una necropoli così vasta che permetta uno studio non solo sul singolo individuo ma sull’intera comunità, ricavando le presenze maschili e femminili, l’età, l’altezza, l’alimentazione, l’occupazione e lo stile di vita, oltre al Dna antico. «La partita si gioca in tre, con Soprintendenza, amministrazione comunale e proprietà», riconosce il sindaco Giuseppe Trabucchi, che ammette l’impegno di tutti per una soluzione che non è facile.
Come preservare il sito e nello stesso tempo rispettare il diritto acquisito dei proprietari a costruire? Lasciare le testimonianze preistoriche dove sono o trasferirle su un’area di proprietà comunale?
«Ci sono trattative in corso», risponde Alessandro Leardini a nome della società lottizzante Pancaldo Real estate spa, «ma noi siamo fermi sulle nostre richieste: abbiamo dato la massima disponibilità e non abbiamo mai intralciato i lavori di scavo. Possiamo fare tutto quanto ci chiede l’amministrazione, purché ci sia in cambio un’equa contropartita».
«Più elasticità, perché il paese sente questo ritrovamento come suo e non lo lascerà tanto facilmente», è la richiesta di Flavio Dal Forno a nome del comitato dei cittadini per la salvaguardia dei reperti archeologici di Cellore, che auspica si trovi l'accordo per la creazione di un percorso archeologico sul territorio.V.Z.

SIGNORI DELLE ISOLE SPARSE POPOLI DELL'OCEANO E DEL MARE INTERNO VENEXO

VERONA   ISOLE SPARSE VERONESI POPOLI DEL MARE
ROTTE DELL'AMBRA DELLA PADANIA DELL'ERIDANO
"A VERONA PARE CI SIA UNO ZIGURAT " "LA STANNO STUDIANDO LO ZIGURAT" PIRAMIDE ( RITROVATA FORSE A BOSEA ROVIGO N.D.R.)
LE ROTTE FLUVIALI

DI LEONARDO MELIS IL 21 MARZO 2009IN BOLOGNA
SHARDANA POPOLI DEL MARE
www.shardana.org


SCHIZA SU STO STRAMBOTO

http://video.google.it/googleplayer.swf?docid=-3326272799470586605&hl=it&fs=true


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Isole Sparse Venexia invitte PELA<,O = Lissa , 20 luglio 1866.

ETTORE BEGGIATO 

LISSA, 20 LUGLIO 1866, PER I VENETI UNA VITTORIA DA RICORDARE!


"NAVI DI LEGNO CON EQUIPAGGI DI FERRO
CONTRO
NAVI DI FERRO CON EQUIPAGGI DI LEGNO"

         Lissa isola nel mare Adriatico è la più lontana dalla costa dalmata, conosciuta nell'antichità come Issa, più volte citata dai geografi greci. Fu base navale della Repubblica Veneta fino al 1797.
                   Il "fatal 1866" iniziò politicamente a Berlino con la firma del patto d'Alleanza fra l'Italia e la Prussia l'otto di aprile.
         Il 16 giugno scoppiò la guerra fra Prussia e Austria e il 20 giugno con il proclama del re l'Italia dichiarò guerra all'Austria; la baldanza degli italiani fu però prontamente smorzata poche ore dopo (24 giugno) a Custoza ove l'esercito tricolore fu sconfitto dall'esercito asburgico (nel quale militavano i soldati veneti). Fra il 16 e il 28 giugno le armate prussiane invasero l'Hannover, la Sassonia e l'Assia ed il 3 luglio ci fu la vittoria dei prussiani a Sadowa. Due giorni dopo l'impero asburgico decise di cedere il Veneto alla Francia (con il tacito accordo che fosse poi dato ai Savoia) pur di concludere un armistizio. In Italia furono però contrari a tale proposta che umiliava le forze armate italiane e, viste le penose condizioni dell'esercito dopo la batosta di Custoza, puntarono sulla marina per riportare una vittoria sul nemico che consentisse loro di chiudere onorevolmente (una volta tanto) una guerra.
         Gli italiani non potevano certo pensare di trovare sul loro cammino i Veneti, ossatura della marina austriaca.
         La marina militare austriaca era praticamente nata nel 1797 e già il nome era estremamente significativo: "Oesterreich-Venezianische Marine" (Imperiale e Regia Veneta Marina). Equipaggi ed ufficiali provenivano praticamente tutti dall'area veneta dell'impero (veneti in senso stretto, giuliani, istriani e dalmati popoli fratelli dei quali non possiamo dimenticare l' attaccamento alla Serenissima) (1) e i pochi "foresti" ne avevano ben recepito le tradizioni nautiche, militari, culturali e storiche. La lingua corrente era il veneto, a tutti i livelli.
         Nel 1849 dopo la rivoluzione veneta capitanata da Daniele Manin c'era stata, è vero, una certa "austricizzazione" : nella denominazione ufficiale l'espressione "veneta" veniva tolta, c'era stato un notevole ricambio tra gli ufficiali, il tedesco era diventato lingua "primaria". Ma questo cambiamento non poteva essere assorbito nel giro di qualche mese; e non si può quindi dar certo torto a Guido Piovene, il grande intellettuale veneto del novecento, che considerava Lissa l'ultima grande vittoria della marina veneta-adriatica. (2) (Ultima almeno per il momento aggiungo io: cosa sono 130 anni di presenza italiana in territorio veneto di fronte ai millenni della nostra storia, dell'autogoverno veneto ?).
         I nuovi marinai infatti continuavano ad essere reclutati nell'area veneta dell'impero asburgico, non certo nelle regioni alpine, e il veneto continuava ad essere la lingua corrente, usata abitualmente anche dall'ammiraglio Wilhelm von Tegetthoff che aveva studiato (come tutti gli altri ufficiali) nel Collegio Marino di Venezia e che era stato "costretto" a parlar veneto fin dall'inizio della sua carriera per farsi capire dai vari equipaggi. La lingua veneta contribuì certamente ad elevare la compattezza e l'omogeneità degli equipaggi; estremamente interessante quanto scrive l'ammiraglio Angelo Iachino (3) : " ... non vi fu mai alcun movimento di irredentismo tra gli equipaggi austriaci durante la guerra, nemmeno quando, nel luglio del 1866, si cominciò a parlare della cessione della Venezia all'Italia."
         Né in terra, né in mare i veneti erano così ansiosi di essere "liberati" dagli italiani come certa storiografia pretenderebbe di farci credere. Pensiamo che perfino Garibaldi "s'infuriò perchè i Veneti non si erano sollevati per conto proprio, neppure nelle campagne dove sarebbe stato facile farlo!"(4).
         La marina tricolore brillava solamente per la rivalità fra le tre componenti e cioè la marina siciliana ( o garibaldina), la napoletana e la sarda. Inoltre i comandanti delle tre squadre nelle quali l'armata era divisa, l'ammiraglio Persano, il vice ammiraglio Albini ed il contrammiraglio Vacca erano separati da profonda ostilità.
         E la lettura del quotidiano francese "La Presse" è estremamente interessante:
"Pare che all'amministrazione della Marina italiana stia per aprirsi un baratro di miserie: furti sui contratti e sulle transazioni con i costruttori, bronzo dei cannoni di cattiva qualità, polvere avariata, blindaggi troppo sottili, ecc.Se si vorranno fare delle inchieste serie, si scoprirà ben altro".(5)
         Si arrivò così alla mattina del 20 luglio.
         "La Marina italiana aveva, su quella Austriaca, una superiorità numerica di circa il 60 per cento negli equipaggi e di circa il 30 per cento negli ufficiali. Ma il nostro personale proveniva da marine diverse e risentiva del regionalismo ancora vivo nella nazione da poco unificata e in particolare del vecchio antagonismo fra Nord e Sud." (6)
         E così in circa un'ora l'abilità del Tegetthoff ed il valore degli equipaggi consentì alla marina austro-veneta (come la chiamano ancor oggi alcuni storici austriaci) di riportare una meritata vittoria. Le perdite furono complessivamente di 620 morti e 40 feriti, quelle austro-venete di 38 morti e 138 feriti (7).
         La corazzata "Re d'Italia", speronata dall'ammiraglia Ferdinand Max, affondò in pochi minuti con la tragica perdita di oltre 400 uomini, la corvetta corazzata Palestro colpita da un proiettile incendiario esplose trascinando con se oltre 200 vittime.
         E quando von Tegetthoff annunciò la vittoria, gli equipaggi veneti risposero lanciando i berretti in aria e gridando: "Viva San Marco" (8).
         Degno di menzione è anche il capo timoniere della nave ammiraglia “Ferdinand Max”, Vincenzo Vianello di Pellestrina, detto “Gratton”, il quale agli ordini di Tegetthoff manovrò abilmente la nave per speronare ed afforndare l’ammiraglia “Re d’Italia”, guadagnandosi la medaglia d’oro imperiale assieme a Tomaso Penso di Chioggia.
Famoso è nella tradizione il comando che Tegetthoff diede a Vianello:
“ …… daghe dosso, Nino, che la ciapemo”. (9)
         Alla fine, nonostante le sconfitte di Custoza e Lissa, il Veneto passò all'Italia.
         E a Napoleone III, imperatore dei francesi, non resterà che dire riferendosi agli italiani:
"Ancora una sconfitta e mi chiederanno Parigi". (10)
         E Giuseppe Mazzini su "Il dovere" del 24 Agosto 1866:
"E' possibile che l'Italia accetti di essere additata in Europa come la sola nazione che non sappia combattere, la sola che non possa ricevere il suo se non per beneficio d'armi straniere e concessioni umilianti dell'usurpatore nemico?"

                                                                                                                                                                      
Note :
1) A. Zorzi - La Repubblica del Leone - RUSCONI   (pag. 550)
2) S. Meccoli - Viva Venezia - LONGANESI   (pag. 122)
3) A. Iachino - La campagna navale di Lissa 1866 - IL SAGGIATORE   (pag. 133)
4) D. Mack Smith - Storia d'Italia - LATERZA
5) Mario Costa Cardol - Và pensiero ....su Roma assopita - MURSIA  (pag. 5)
6 e 7) A. Iachino - Storia Illustrata 06/1966   (pagg. 113-119)
8) Vedi  anche  A. Zorzi - Venezia austriaca - LATERZA   (pag. 138)
9) Alberto Vedovato - Il Leone di Lissa cosa è legittimo fare - Quaderni del Lombardo-Veneto n. 48, Aprile 1999.
10) Mario Costa Cardol - Ingovernabili da Torino - MURSIA (pag. 349)

sabato 10 luglio 2010

CONVERTITORE VENTO VELOCITA' NODI

CONVERTITORE VENTO VELOCITA' NODI

schiza su sto stramboto
http://www.kitesurf-italia.com/conversione-vento-nodi-033.htm#converti

RE PILIMENE - ANTENORE SUA MOGLIE TEANO _ ENETI - VENETI LAX VENE XK - PALA IMENE

....Antenore, sua moglie Teano e i loro quattro figli  poterono andarsene liberamente , portando con sé  i loro beni. Alcuni giorni dopo salparono su una delle navi di Menelao e si stabilirono  dapprima a Cirene , poi  in Tracia  e infine a Enetica , sul mare Adriatico. Enetica fu così chiamata  perché Antenore  si mise alla testa  di certi profughi giunti da Enete in Paflagonia  e il cui re, Pilemene, era caduto a Troia e li guidò in una guerra vittoriosa  contro gli  Euganei nelle Isole sparse del LAX  VENE X K ovvero grande endolaguna veneXa dei sette mari interni ai lidi dove l'acqua sacra forma un grande mare interno. Il porto dove sbarcarono fu chiamato "nuova Ilio = Nuova Troia", e i suoi abitanti  sono ora noti come VENEXI.(1)
Anteneore ed Enea, furono risparmiati per aver proposto ecqua composizione della guerra tra Greci e Troiani , proponendo la restituzione di Elena. Enea riparò verso la Frigia, Pergamo al monte Ida e poi a Pergamo  a Creta - Candia.

1) Robert Graves I miti greci, Edizione CDE - Milano -  su licenza Longanesi & C.  - 1986, pag. 650, cap. 168 c.
A cura di renato De Paoli

LAGO VENETO AESIS VIRGILIO STRABONE PLINIO IL VECCHIO

LEGA NAVALE VENETA CAPITAN ISOLE QUARNERO 3 OTTOBRE 2009

STRABONE ENDOLAGUNA VENETA SETE MARI ISOLE SPARSE

BASTIMENTI A VAPORE DEL GOVERNO ISOLE IONIO 1847

Si rende noto per mezzo del presente che per febbraio 1847 , i Pacchetti a Vapore partiranno per le Isole  e viceversa , con Valigie e Passeggieri, come segue:

TEMPO PERMETTENDO
PARTE DA                                     ARRIVA A
                                        ANDATA
CORFU'                                                ARGOSTOLI
ARGOSTOLI                                        ZANTE
                                        RITORNO
ZANTE                                                 ARGOSTOLI
ARGOSTOLI                                        CORFU' CORCIRA


                                         ANDATA
CORFU'                                                LEFTIMO
LEFTIMO                                             PAXO
PAXA                                                    SANTA MAURA
SANTA MAURA                                 ARGOSTOLI
ARGOSTOLI                                       ZANTE
                                        RITORNO
ZANTE                                                SAMOS
SAMOS                                              VATHI
VATHI                                                SANTA MAURA



S MAURA                                        PAXO
PAXO                                               LETFIMO
LEFTIMO                                        CORFU' CORCIRA 


VVVVVVVVVVVVVVVVVVVVVVVVVVVVVVVVV
N.B. Nel caso i Vapori Austriaci  non giungessero dall'Italia  nei loro giorni stabiliti, la partenza  dei Vapori Joni da Corfù sarà proposta a ventiquattro ore.

STABILIMENTO
DEI
PACCHETTI
Corfù , 20 gennaio 1847

G. WARD
Direttore

vvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvv

Grecia 1854

vvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvv
EPIDAMNO=DURAZZO

OTRANTO   < 75  KM > BAIA DI VALONA


MITIGLIAN
PATRASSO
VRACHNAIITA
ALIASOS
ACHAIA
CAPAS
                                                           ACAIA = arcadia
NEA MANOLES
ELIDE
VERDA
LECHINTEL
KAVASILAS
GASTOUNE
SAVALIA
AMALIAS
KARDANUS
DONNAUKA
PIRGO
PLATANOS
OLIMPIA

STRABONE ENETI VENETI DI GIGIO ZANON

PARTE TERSA DA LA EGENDA A LA STORIA
I HENETI
Probabilmente Pala è il più antico nome degli Heneti (presente fino dal 3000 a.C.), radice da cui ha origine Paflagonia.
“Paphlagonia limos a tergo Galaticus amplectitur, insignis loco Heneto a quo, ut Cornel. Nepos perhibet, Paphlagones in italiam transuecti, mox veneti sunt nominati. (Julii Solini Polyst)”.
La Paflagonia é bagnata al nord dal mar Nero, confina ad ovest con la Bitinia, a est con il Ponto e a sud con la Galizia.
Il fiume più importante è il Partenio che costituiva, secondo Strabone, il confine occidentale della regione, mentre il fiume Halis (fiume rosso) ne costituiva quello orientale. La capitale Heracleia era detta la città del sole. Tolomeo ricorda anche la città di Venda.
Cassiodoro, autore del VI secolo d.C., scrive che il sole era detto veneto quando era velato d’azzurro e forse questo è il motivo per cui l’azzurro è il colore nazionale dei veneti e come scrive Sansovino”. . . è il colore favorito dai Veneti il turchino onde Veneto e turchino divennero sinonimi...”
Cornelio Nipote (Vitae): “. . . oltre questo fiume vi é la Paflagonia che è stata anche chiamata Pilemenia.. . in questa regione aggiunge gli Eneti dai quali pensa siano derivati quelli che sono detti Veneti”.
Attualmente questa terra si trova in Turchia.
Intorno al 2000 a.C gli Heneti di Paflagonia assieme agli Achei e ai misteriosi Popoli del Mare tentano di sostituire il dominio egiziano e costituiscoi1 colonie in varie parti d’Europa. Dal 1250 la conquista degli Ittiti e dei Frigi dell’Anatolia aggiunta alla concorrenza della città di Troia finisce per eclissare la potenza degli Heneti, in conflitto tra l’ alleanza alla città e le relazioni con gli Achei.
Lo storico Senofonte dice che erano governati da un proprio principe chiamato Pilimene forse per ricordare la loro discendenza dal capo che li ha guidati nella spedizione di Troia.
Dopo la sconfitta di Troia inizia una prima fase di abbandono della Paflagonia.
Secondo Arriano gli Heneti sarebbero stati cacciati dalla loro terra negli anni dell’assedio di Troia probabilmente dagli Assiri e si rifugiano prima in Lidia, poi s’imbarcano per andare al di là dell’Egeo raggiungendo probabilmente le ex colonie; la più vicina alla Lidia era proprio nell’Alto Adriatico ed era una rotta conosciuta fino dai tempi del commercio dell’ambra.
Gli studiosi hanno ipotizzato che la civiltà paleoveneta avesse sede nell’area oggi corrispondente all’incirca al Veneto dove tra il XIII ed il IX secolo a.C. si era sviluppata la civiltà protovillanoviana o protoveneta.
Il termine paleoveneto indica il popolo preromano abitante la pianura veneta che tra la fine dell’età del bronzo e l’inizio dell’età del ferro si caratterizza come gruppo etnico-culturale.
Alla fine del periodo del bronzo approdano nell’alto Adriatico gli Heneti in seguito a quelli eventi che sono riassunti poeticamente nella caduta di Troia e nei “nostoi”, i viaggi degli eroi omerici.
Virgilio nel I libro dell’Eneide (397, tra. Annibal Caro) scrive:

Tal non fu già d’Antenore l’esilio.
Ch’ei non più tosto de l’achive schiere
Per mezzo uscìo, che con felice corso
Penetrò d’Adria il seno; entrò securo
Nel regno de’ Liburni; andò fin sopra
Al fonte del Timavo; e là ve il fiume
Fremendo il monte intuona, . là ve’ aprendo
Fa nove bocche in mare, e mar già fatto
Inonda i campi e rumoregga e frange.

Plinio nel I secolo d.C. riconoscendo la provenienza orientale degli Heneti scrive:
“Venetos troiana stirpe ortos auctor est Cato” (N.H. III, 130)
“. . .oltre il quale vi è il popolo di Paflagonia che alcuni chiamano Pilemenio, chiuso dalla Galazia verso l’interno, poi il centro di Mostra, popolato da Milesii, poi Cromma, dove Cornelio Nipote colloca gli Eneti, dai quali è convinto che si debba prestar fede siano derivati in Italia i Veneti loro omonimi” (VI, 2,5).
Le più prestigiose fonti greche e latine concordano sulla provenienza dalla Paflagonia di quel popolo.
Strabone (1 ,XI):
Alii gentem quamdam cappadocibus...
Id maxime in confesso est, primariam
Paphlagonum gentem fuisse Henetos
E qua fuevit Pylemenes quem et plurimi
Ad bellum fuerunt seculi : qui, aversa Troja,
Amisso duce in Thraciam abierint, vagatique
Deinde in Venetiam pervenerint.

Cornelio Nepote in Vitae scrive:”
“Paphlagones in Italiam transuecti, mox Veneti sunt nominati”
Paphlagonia limes a tergo galaticus
Amplectitur, insignis loco Veneto
A quo, ut Cornel. nepos perhibet,
Paphlagones in Italiam transuecti,
mox Veneti sunt nominati. (Julii Solym Polyst).
Scolio Veronese “. . . Antenore dopo la presa di Troia, fuggì incolume. . . si fermò presso la sorgente del fiume Timavo.”
Come viene riferito da Carlo Silvestri (Antiche Paludi Adriane, 1736): Ene ancor riedo la Chiexa in Santo Laurenzio per mexo la casa nunc noviter fata da Benvegnudo da Treviso doctor et cavalier di sta l’antiqua archa, sopra quatro colloile marmoree et grande, di Antenor con tal epigrafe:
Inclitus Antenor patriam vox nisa quietem
Transtulit huc Henetum Dardanidumque fugas,
Expulit Euganeo, Patavinam condidit urbem,
quem tenet hic umili marmore cesa domus

Erodoto,(I) “ veneti qui sunt in Illyrico”
“Eneti gens Paphlagoniae, ubi mulorum genus repertum ferunt.
Fuit etiam juxta Ethnicorum scriptorem gens apud Triballos, Eneti.
Quin etiam, inquit, dictae equae Enetides”.

Maiandrios storico di Mileto vissuto prima del TI secolo a.C. parla della
venuta degli Veneti dall’Asia.
Livio:
Enetos Troianosque eas tenuisse terras...
ges universa Veneti appellati

Sillio Italico ( Pun.VIII, 600-602):
“Tum Troiana manus, telluri antiquitus orti Euganea profugique sacris
Antenoris oris nec non cum Venetis Aquileia superfluit armis”.
Le ascie di cloromelanite, di giadeite, di eclogite e lo sgorbio di saussurite
ritrovati a Venezia e in altri centri del Veneto sono costituiti da materiali
che non si trovano da noi ma provengono dall’Asia e avrebbero
accompagnato gli Heneti nelle loro migrazioni (Miozzi, Venezia nei secoli).
Secondo la testimonianza di Strabone avevano una lingua caratteristica.
La fonte piu antica in cui si trovano citati e Omero che li chiama Henetoy
che significa lodevoli e Plinio il Vecchio traduce in latino come Veneti. Il nome deriva dalla radice “ven”che significa “amato, amico” quindi significherebbe “membri di gruppi legati da vincoli di parentela” oppure da una radice analoga con significato di “vincitori”.
Nell’Iliade vengono indicati tra gli alleati dei troiani:
“dell’Eneto paese ov’è la razza
dell’indomite mule, conducea
di Pilimene l’animoso petto
i Paflagoni, di Citoro e Sèsamo
e di splendide cas di abitatori
lungo le rive del Parto fiume,
e d’Egialo e di Croipna e dell’eccelse
balze eritine” (Iliide Il, 851-852).
Casanova, Iliade di Omero tradotta in veneziano 11-174, (Ed. Univ. 2005):
Pilimene menava i Paflagoni
Abitanti de Serame e Citera
De l’Eretin, de Egiale, e de Croni
Che el bel Partenio inumidise, e infiora.
Dise la Fama che da sti cantoni
I selvadeghi muli è vegnui fora.
Questi Heneti xe che è po vegnui
Co sto Antenore a far casa su Palui.

Paphlagonon d’hégeito Pylaimenéos làsion ker
ex Eneton, hòthen hemionòn génos agroteràon.


Virgilio (Eneide):

… Hic tamen ille (Antenore) urbem Patavi sedesque locavit
Teucrorum et genti nomen dedit armaque fixit
Troia, nunc placida compostus pace quiescit...
...fondò la citta di Padova, pose la sede dei Teucri,
un nome alle genti e appese le armi troiane
ed ora riposa tranquillamente...

Strabone (XII, 3,8) riconosce che:
“l’opinione più diffusa è che gli Heneti fossero quella importante tribù della Paflagonia dalla quale nacque anche Pilemene; in gran numero essi lo accompagnarono nella spedizione di Troia; avendo qui perduto il loro condottiero dopo la distruzione della città, si trasferirono in Tracia e, dopo aver errato a lungo, giunsero in quel paese che si chiama Enetico”. “ Credo che questi Veneti siano i fondatori degli insediamenti veneti dell’Adriatico... li si ritiene originari della Paflagonia.... gli Heneti si sono trasferiti dalla Paflagonia in Adriatico”.
Catone (fr.42 P.2) nella prima metà del secondo secolo in un luogo testimoniato da Plinio (Nat. 3, 130) definisce i Veneti:
“Troiana stirpe orti”
Catone attesta che i Veneti sono di stirpe troiana.
Apollodoro da Atene citando Zenodoto dice”. . . da Enete, da cui proviene una razza di muli indomabili.”
Secondo la medita Cronaca Savina (Museo Correr, Mnss. Cicogna):
Hor siando in progresso di tempo la guerra di Grecia, con Troiani, per il rapir di Elena Greca donna di Menelao, qual durò anni X continui alla distruttion di Troia la grande, Bardano re de Lugania della desendensia de Palio antico, qual fu li occiso dopo la detta destruttione, la qual fu 4206 anni dalla creation del mundo fin a quel tempo, se partiron molti Sig.ri et baroni Troiani con gente assai di quelle parti, et andò in Cartagine, altri sopra l’isola di Sicilia, e di Sardegna, altri in la Patria, dove gera la città di Roma, et fu Enea troiano con suoi seguaci, et altri vennero nelle parti del del Mar Adriatico, et fu Antenor troiano, qual con zente assai da Provincia de Plafagonia Region dell’Asia, alcuni popoli Eneti navigarono per il mar Egeo, et intorno el golfo del mar Adriatico a costiera, navigorno per la Iliria, cioè Dalmatia et passando in oltre trovarono una gran bocca, e dentro a quella intrando fin a cavo di essa navigando, fereno edificar una Città e numinola terza Troia, hora detta Trieste, nel qual luogo lassò, navigando più avanti con altra zente, fu visto da loro un’altra bocca de alcuni piccoli lidi del mar, dove introrno dentro per veder il sito, e visto el luogo habile a fabbricar, li si affermorno, et edificorno un luogo che Eneto Troiello nominollo, qual fu poi domandato Oligolo, cioè Terra piccola, et qual nel tempo pri.te è nelle ultime parti della città di Venezia.
In un’antica cronaca medita patavina si scrive che quando i primi Heneti si affacciarono sul lago di Garda lo ritennero simile
Quidam lacui sito in Paphlagonia
Unde fuerunt oriundi
Attilio Nodali: “ Circa 1500 anni a.C. nuove genti provenienti dall’area caucasica (Aral, Caspio, Volga) si mossero verso occidente. Una nobile schiatta di cavalieri e di marinai, giunta nella penisola anatolica (odierna Turchia), dopo aver partecipato alle vicende dei principi della Frigia, prese stanza nella vicina Paflagonia, lungo le coste del Mar Nero. Erano i Veneti, che in greco significa ‘degni di lode”, una parte dei quali riprese il cammino per l’Europa e risalì il corso del Danubio fino alle montagne, ove si divise. Quelli che si diressero a nord delle Alpi, raggiunsero l’Atlantico presso l’estuario della Loira e popolarono le coste della Bretagna e della Normandia dedicandosi all’arte della navigazione. Quelli invece che affrontarono la porta orientale dell’Italia, entrarono nella regione degli Euganei, i quali, vinti, dovettero fuggire o sottomettersi”.
Anche alcune divinità ricordano la provenienza degli Heneti.
Reitia-Sainate, che poteva essere definita Trumusiate e Tribusiate, nelle sue raffigurazioni si vedono guerrieri forse “Termonios deivos” gli dei greci del confine; il culto per i dioscuri.
(“Kurioi Dios figli di Zeus)” venivano simboleggiati come due gemelli. Nell’antica Grecia esistevano i Dioscuri a Tebe (Zeto e Anfione) e a Sparta (Castore e Polluce). Polluce era dipinto come un esempio e un modello di virtù e nobiltà virile che piaceva agli Heneti.
I Paleoveneti dovevano essere a conoscenza della liberazione avvenuta per mano dei Dioscuri del primo rapimento di Elena per mano di Teseo; Clitennestra ed Elena (la donna che fu causa della guerra di Troia) erano sorelle dei Dioscuri e sapevano dell’ uccisione del mostruoso cinghiale che affliggeva il regno di Enèo (Ovidio, Metamorfosi). Prima del V secolo a.C. il culto di Eracle era diffuso in tutto il Veneto come dimostra una statuetta in bronzo rinvenuta a Contarina.
Queste genti dell’Adriatico ricordate anche da Erodoto che li definisce Veneti, non sono gli unici Veneti conosciuti dagli antichi perché il nome ricorre per indicare popolazioni insediate in varie zone dall’Asia Minore, alla penisola balcanica e all’Europa. Sono presenti nell’Illirico ricordate da Erodoto come Enetoi nel V secolo a.C. nell’Europa centrale, Plinio e Tacito distinguendoli dai Sarmati li definiscono Veneti, Venedi, Venedae; Tolomeo nel Il secolo d.C. li chiama Uenédai, stanziati probabilmente nella Prussia orientale e nel golfo di Danzica; nella Gallia sono ricordati da Cesare “Fra tutte le tribù abitanti questa costa i veneti sono la più forte. Essi possiedono il naviglio più importante con cui si portano fino alla Britannia” (De bello Gallico); Pomponio Mela nel I secolo d.C. definisce Venetus lacus il lago di Costanza; nel Lazio da Plinio come Venetulani; in Armonica, odierna Bretagna, dal nome Vannes; dal toponimo Ventnor nell’isola di Wight, visto che tenevano collegamenti marittimi dalla Bretagna all’ Inghilterra; in Inghilterra nel Leicestershire da Vennonis (Venonae); nel Belgio da Venta Belgarum (Tolomeo in Francia numerosi toponimi potrebbero richiamare una presenza dei Veneti:Vendomme, Vendoevres, Vendeuvre, Vendranges, Venissieux, Vienn, Vendine, Venelles, Vinon (Savli, I Veneti).
Non tutti gli Heneti sono partiti dalla Paflagonia ma una parte vi si trovava ancora nel 320 a. C. ai tempi di Alessandro Magno:
Jamque ad urbem
ancyram ventum erat,
ubi numero copiarum mito,
Paphlagoniam intrat.
Huic juncti erant eneti, unde quidam venetos
Trahere originem credunt.

Secondo G. Devoto il nome Veneti potrebbe derivare dal vocabolo “vincere”, da “wenet” e “. . . dovunque si trova attestata la parola Veneti ivi sin sono affermati i rappresentanti di una organizzazione di tradizione linguistica indoeuropea meritevole di essere definita e riconosciuta in confronto delle altre come quelle sostanzialmente di vittoriosi”.
Per Prosdocimi i Veneti rappresentano un filone di indoeuropei il cui etnico era Veneti. La Capuis (I Veneti) sottolinea che “mentre gli altri Veneti ricordati dalle fonti non possono essere ancorati ad alcuna realtà storico- culturale, solo attorno ai Veneti dell’Adriatico si è creata una mitistoria cui corrisponde una precisa documentazione archeologica”.
Secondo Prosdocimi gli autori antichi greci e latini che parlano degli heneti sono:
Omero (Il.B 851-2); Alcmane (Diehl, trgg. 1,91); Erodono (1,196; V, 9 );
Sofocle (in Strabone XIII, 1, 53); Euripide (Ippolito, 231, 1131); Ps Scilace
(19, 20); Teopompo in Antigono di Caristo (Hist. Mir.173); Ps. Aristotele
(De Mir.ausc. 119); Eliano (De nat. Anim. XVII, 16; v anche ps. Scimmo
387); Lico di Reggio (in Eliano cit.); Ecateo (in Strabone, XII, 3, 25 ed
Eustazio ad Il. B,852); Apollonio Rodio (Arg. Il, 357-8); Polibio (lI, 17,
5.6; 1118-3; lI, 23, 2;; lI, 24, 7); Ps Scimmo (191, 387); Strabone (1,3 21;
III, 2, 13; IV, 4 , 1; V,i,4-5; V, 1, 8; V 1, 9; V 1, 10; VII, 5,3; XII, 3,
5; XII, 3, 25; XII,3, 8; Xliii, 53); Arriano (in Eust. Ad dion. 378);
Appiano (XII); Tolomeo (lI, 8; III, 1; III, 5, 1 e seg.); Scolii ad Eur. (Hipp.
231, 1131); Scolii ad Ap. Rodio (Arg. Il, 357-9); Esichio (2964, 2969,
2973); Etym. Magnum (340); Su(i)da (1272); Eust. (ad Dion. 378; ad Il B
852); St Bz (s.vv. Evetoi); Catone (in Plinio III, 130); Cornelio Nipote (in
Solino 44, I e plinio Vi, 5); Cesare ( D€ b.g. I, 34; III 7, 3-16, 4; 17, !;
18, 3; IV, 21, 4); Livio (I, 1; X, 2)); T. Livii Periochae ( CIII); Properzio
(I, 12,, 3-4); Plinio (III, 38; 69; 13Q-1; IV, 97; 107; 109; VI, 5; 218;
XVII, 201; XXVI, 42; XXXV, 20; XXXVI, 167; XXXVII, 43); Pompeo
Trogo (in Giust., Hist. Phil. Ep., XX, I, 8-10 e prologo del 1, XX);
Pomponio Mela (Il, 59-60; 111,24); Lucano (IV, 134 e adnot. Ad luc.; VII,
192); Silio it. (VIII, 597, 604 e segg.); Tacito (Germ 46; A Qnn, XI, 23);
Servio ( ad Aen. I, 242, 292; ad Ed VI,65; Sch. Ver. ad Aen. I, 243, 247
); Giordane (Ro. Et Get., V, 34, XXIII, 34); Ermolao il Nero (vv. 1504-
7, 1558).

A LA DIFESA DE TROIA
Meandrio da Mileto attesta che gli Heneti, lasciato il paese dei Leucosiri, si allearono con i Troiani, che da Troia partirono in compagnia dei Traci per stabilirsi intorno al golfo Adriatico, mentre quelli non partecipanti alla spedizione divennero Cappadoci.
Omero: “... procedeva il petto ardito dei Paflagoni di Pilimene...”
Gli Heneti accorsi dalla Paflagonia in aiuto dei Troiani durante la famosa guerra vedono morire il loro capo e suo figlio:
Fu morto il duce allor de’ generosi
Scudati Paflagoni, il marziale
Pilèmene. Il ferì d’asta alla spalla
L’Atride Menelao (Iliade V, 759)

Fiero l’assalse allor di Pilemène
Il figlio, Arpalion, che il suo diletto
Padre alla guerra accompagnò di Troia,
Per non mai più redire al patrio lido.
S’avanzò fuiminò l’asta nel colmo
Dello scudo d’Atride; e senza effetto
Visto il suo colpo, s’arretrò salvando
fra’ suoi la vita, e d’ogni parte attento
Guatando che noi giunga asta nemica.
Ed ecco dalla man di Merione
Una freccia volar che al destro dune
Colse il fuggente, e sotto l’osso, accanto
Alla vescica penetrò dritto.
Caduto sul ginocchio, egli nel mezzo
De’ cari amici spirando giacea,
Steso al suoi come verme; e in larga vena
Il sangue sul terren facea ruscello.
Gli fur d’intorno con pietosa cura
I generosi Paflagoni, e lui
Collocato sul carro, alla cittade
Conducean dolorando. Iva con essi
Tutto in lagrime il padre: e dell’ucciso
Figlio nessuna il consolò vendetta. (Iliade XIII, 826),

Troia grazie all’inganno di Ulisse venne conquistata e Antenore, principe troiano che guiderà poi gli Heneti nel loro viaggio, fu risparmiato. Del famoso cavallo di legno lasciato davanti alle mura di Ilio ne parla Virgilio nel Il libro dell’Eneide
A ciò seguire immantinente accinti.
Ruiniamo la porta, apriam le mura
adattiam al cavallo ordigni e travi,
e ruote e curri a piedi, e funi al collo.
Così mossa e tirata agevolmente
La macchina fatale al muro ascende
D’armi pregna e d’armati, a cui d’intorno
Di verginelle e di fanciulli un coro
Sacre lodi cantando, con diletto
Porgean mano alla fune. Ella per mezzo
Tratta de la città, mentre si scuote
(Eneide 11, 394-404).

Acostossi al cavallo, e ‘1 chiuso ventre
Chetamene gli asperse; e fuor ne trasse
L’occulto agguato
(Eneide 11, 435-437).

Virgilio:
Il gran cavallo,
ch’era a Palla devoto altero in mezzo
stassi de la cttade, e d’ogni lato
arme versa ed. armati (Eneide Il, 544-547).

Nell’ Odissea se ne trova traccia nel racconto che Ulisse fa ad Alcinoo re dei Feaci:
Ma già l’inclito Ulisse in mezzo ad Ilio
Stava con i suoi compagni entro il cavallo,
chè l’avean trascinato i Treucri stessi
Fin sulla rocca (Odissea VIII 547-450).

Quando avesse ospitato il gran cavallo
Dove il fior degli Achivi era rinchiuso
Per recare ai troiani eccidio e morte (Odissea VIII, 561-563).
Parte sedean col valoroso Ulisse
Ne fianchi del cavallo entro la rocca (Odissea VIII 659-660).

Ne parla anche Euripide Le Troiane:
Epèo di Parnasso, il focese, costruì
per consiglio dAtèna, un gran cavallo,
pieno i fianchi d?armati, e lo sospinse,
simulacro funesto, entro le torri.

Il cavallo lasciato dai greci davanti alle mura di Troia era un omaggio alla dea Minerva, ma perché proprio un cavallo? Forse perché sulle mura erano rimasti gli Heneti conosciuti come abilissimi allevatori di cavalli per i quali avevano una speciale predilezione?
Il salvataggio di Antenore, che tanta parte avrà nella storia successiva degli Heneti, viene narrato nella perduta Piccola Iliade.
Polignoto ispirandosi a questa opera a Delfi nella Lesche degli Cnidi, dipinge, in una scena dei Iliupersis, durante la distruzione della città, la casa di Antenore con una pelle di leopardo appesa come segnale concordato con i greci.
Argesilao di Cirene parla di Antenore nella V pitica:
…poiché vide Ilio, tra
nugoli di fuoco e fumo, spegnersi

Antenore era stato accusato di tradimento dai suoi concittadini, perché avendo riconosciio Ulisse che era penetrato in Troia travestito non lo
denunciò.
L’Iliade ne parla come un saggio consigliere di pace che ospita Ulisse Menelao e consiglia la restituzione di Elena:
Primo il saggio Antenor si prese a dire:
Dardànidi,Troiani, e voi, venuti
In sussidio di Troia, i sensi udite
Che il cor mi porge. Rendasi agli Atridi
Con tutto il suo tesor l’argiva Elena.
Violammo noi soli il giuramento,
e quindi inique le nostr’armi sono.
(Iliade b VII, 425-435)

Licofrone (Alex 340-347) informa invece del tradimento di Antenore:
quando la torcia fatale l’irsuto serpente
traditore della pia terra natale
avrà accesa, il terribile cavallo gravido
percuoterà suscitandone dal ventre schiere di armati.

Anche Sofocle, come informa Strabone, narra lo stesso episodio in una
tragedia perduta: “. . . nella presa di Troia. . .davanti alla porta di Antenore
era stata appesa una pelle di leopardo, quale segno di riconoscimento perché
fosse lasciata inviolata la casa... Antenore e i figli, con gli heneti
sopravissuti, trovarono scampo in Tracia e da qui si diressero alla volta della
cosiddetta terra enetica sull’Adriatico.”
Per Dionisi da Alicarnasso (1,46,1) Troia è conquistata dagli Achei sia per l’inganno del cavallo di legno, come avviene secondo Omero, sia per il tradimento degli Antenoridi.
In tarda età imperiale anche Ditti Cretese e Darete Frigio insistono sul tradimento.
Dal IV secolo i commentatori di Virgilio si incentrano sui versi (1, 242-249)
Antenore poté, sfuggito all’accerchiamento degli Achei,
penetrare i golfi il lirici e, sicuro, i riposti
regni dei Liburni.

Per Lutezio Dafnide liberto-storiografo, traditore della Patria non fu solo
Antenore ma anche lo stesso Enea:
“At vero Lutatius non modo Antenorem, sed etiam ipsum
Aeneam proditorem patriaefuisse tradit.”

In un frammento del Laocoonte (fr.373 P.) Sofocle così scrive la partenza di
Enea da Troia:
“sulle porte compare Enea il figlio della dea, portandosi sugli omeri il padre,
dal cui dorso ceraunio pende un mantello di bisso; lo circondano una gran
moltitudine di servi; lo accompagnano molti”.
Voci sorgono contro la ipotesi della “proditio Troiae”, una per tutte quella
di Orazio che nel Carme secolare scrive che Troia è espugnata “sine fraude”, senza ombra di tradimento.
Secondo Sofocle ed Eforo, Antenore è arrivato alla foce del Timavo che viene
definito Antenoreus o Phriygius e fonda la città di Padova.
Col termine di Antenoridi Pindaro designa i Troiani in generale, ma non si
può sapere se le colonizzazioni di vari luoghi nel Mediterraneo attribuiti ad
Antenore non vadano invece ricondotti al fenomeno della “diaspora greca”.
La parte superiore di un’ara in marmo di Aquileia augura buona fortuna agli ospitali Antenoridi che non possono non essere se non i figli di Antenore. Sono detti “ospitali” forse a ricordo dell’ ospitalità con la quale Menelao e Ulisse furono accolti da Antenore quando si recarono a Troia come ambasciatori dei Greci, per negoziare la restituzione di Elena.

Foscolo, Le Grazie:
…all’antenoree prode,
de’santi lari Idei ultimo albergo
e de’ miei padri, darò i carmi e l’ossa.

Fonti letterarie greche parlano di una distruzione di Troia da collocarsi nella fine del XII secolo a.C. Tucidide parla di Agamennone e della guerra di Troia nel par. 9 del I libro delle ‘Storie’ e la datazione è ricavabile anche nel libro V dove i Meli dichiarano di essere di tradizione dorica e di essere stati colonizzati nel 416 a. C. dagli Spartani e quindi da 700 anni. Tra la guerra di Troia e la colonizzazione dorica (“ritorno degli Eraclidi”), passano 80 anni e la data attribuita da Tucidide alla caduta di Troia è il 1196 a.C.
Erodoto ricostruisce la datazione nel cap.145 del Il libro delle “Storie “dove dichiara di essere nato 400 anni dopo Omero ed Esiodo e la distruzione di Troia viene così datata nel periodo 1350- 1250 a.C. Dionisio da Alicarnasso riportando nelle Antichità romane Eratostene da Cirene, colloca la caduta della città negli anni 1184-1182 a.C. Nella “Piccola Cosmologia” Democri da Abdera, filosofo vissuto intorno al 450 e contemporaneo di Erodoto, dice di aver composto questa opera 730 anni dopo la distruzione di Troia quindi nel 1180 a.C. Le vicende della guerra di Troia sono
raccontate anche in opere andate perdute appartenenti al “ciclo troiano”: I Canti Ciprii, l’Etiopide, la Piccola Iliade, la Caduta di Ilio, i Ritorni, I’Heroikos di Filostrato, Troikos di Dione Crisostomo oltre che in quelle di Darete Frigio e da Dictys di Crosso.

PYRGIA ILIO SMIRNE PAFLAGONIA BOSFORO PILIMENE PAFLAGONIA SCAMANDRO BOSFORO DARDANELLE














ILIO TROIA PAFLAGONIA PILIMENE SMIRNE ISMIR PERGAMO FOCEA ISOLA LESBO TRACIA CICONIA



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venerdì 9 luglio 2010

Foto di Marcello Casarotti - col Burchiello

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Italia-Germania 3-1 - 11 Luglio 1982 - Finale Mondiale Spagna '82 (parte...

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FLOTTA E PORTI ISOLE SPARSE REPVBLICA VENEXIA IL PLENIPOTENZIARIO

FLOTTA (NAVI DA GUERRA) REPUBLICA VENETA


14 GIUGNO 1797 *** 26 PratELe Anno V


ROBA' LA MARINA ALA REPVBLICA VENEXIA ISOLE SPAMPINE' CITTA' STATO - GRANDA EDOLAGUNA. (NA FLOTA TANTO TEMUA') VANTO VENEXIA. (LA ZAXA DEI INGLESI - I'OCI DE VIENA - EL SOGNO DE MOSCA - EL CORTEL DE PARIGI - LA FURBIZIA DE MADRID - )



NAVI E MARINA NOSTRA REPUBLICA VENEXA
http://www.youtube.com/watch?v=zc5XJxHrQjA

http://www.youtube.com/watch?v=p-Pzhw9kuNg&feature=related


PORTI VENEXIA NAVI E MARINA NOSTRA MINISTRO DELLA MARINA REPUBLICA VENEXA

http://www.youtube.com/watch?v=8EP8rgE4vwM&feature=related


14 GIUGNO 1797 *** 26 PratELe Anno V

http://www.youtube.com/watch?v=QITnoC-3gk0&feature=related - A FOZZATO - ROBA TOLTA VA DEOLTA - SCRIVE FORTE E CIARO LE ISOLE SPAMPINE' - DOPO LA PLENIXUDE POTESTATIS ANCA STO QUA' CIAVA E ROBA ALE ISOLE LA SO ROBA. MA LE MEMORIA LONGA DEI VENXI NO SE DESMENTEGARA'. COME CLEMONIO PRESTO ANCA STI PARUCONI LA STORIA GHE RENDARA' QUEL CHE I'A' SOMENA.

Napoleone Bonaparte si è violentemente impossessato dell'intera flotta mILitare della Repubblica VENETA,( REPUBLICA NEUTRALE ) ancora forte di


184 NAVE DA GUERA:


- 10 NAVI di linea da 70 cannoni

- 11 NAVI di linea da 66 cannoni

- 1 NAVI di linea da 55 cannoni

- 13 fregate da 42 e 44 cannoni

- 2 fregate da 32 cannoni

- 3 brick da 10 cannoni

- 2 cotter da 10 cannoni

- 1 goletta da 16 cannoni

- 1 bombarda da 5 cannoni

- 16 cannoniere con un pezzo da 40 e 4 da 6

- 31 obusiere con 2 obici da 40 e 4 pezzi da 6

- 10 galleggianti con 2 cannoni da 30

- 1 batteria galleggiante con 7 pezzi da 50 sul perno

- 40 passi armati con un pezzo da 20 e 4 da 6

- 23 galere

- 7 galeotte da 30 a 40 remi

- 7 sciambecchi

- 5 feluche


NAVI VENEXIA REPUBLICA - NAVIGADORI NO CONTADINI COME NA RIDOTO I FRANCESI , I'NGLESI, I'ASBURGO , I SAVOIA E STI ALTRI ULTIMI.

http://www.youtube.com/watch?v=sFzC8jijzGs&feature=related


per un totale di 184 barche da guerra. Di essi, piace qui ricordare i bastimenti varati nell'Arsenale di Venezia, rapinati od estorti dall'imputato e suoi correi dopo EL 16 maggio 1797, i vascelli di primo rango Eolo, San [ remove highlighting ] Giorgio, Vulcano e Medea, EL vascello di secondo rango Fama, le fregate leggere Palma, Bellona, Medusa e Cerere e la fregata grossa Gloria Veneta. Questa la vera e propria flotta.
Ma solamente a difesa della laguna di Venezia vi erano 37 NAVI tra galere, sciambecchi, galeotte e feluche ed oltre 168 tra barche, cannoniere, obusiere, passi galleggianti, bragozzi e piedighi, per un totale di ben 205 imbarcazioni da difesa.
Inoltre, l'occupante trafugò, varandoli o finendo di allestirli, i seguenti legni veneziani costruiti dalla Repubblica in Arsenale, da subito gallicamente battezzati:

- vascello di 1° rango La Harpe,
- vascelli di 2° rango Stingel e Beraud
- fregate Carrier e Muiron.

SAN PIEROTA MASCARETA GONDOLE - UNICO SCAFO ASIMMETRICO - QUEL CHE NE RESTA'
http://www.youtube.com/watch?v=ZDqiK6wETDQ

IL BUCINTORO BRUSA' DAI FRANCESI, PAR CONTO DEI INGLESI E ASBURGO, PARCHE' I VENEXI NO I GA PIU' DA NAVIGAR ( NA CONVENZION FRANCESE SPAGNOLA INGELESE ROMANA RUSSA E AUSTRIACA IMPEDISE CHE SE RICIAPEMO LA NOSTRA STORIA - VENEXIA COME CARTAGINE - COME EL TIBET -
http://www.youtube.com/user/veniceboats
ACUA DOLCE LA NOSTRA ORIGINE NO QUELA SALA' .

GONDOLA DE CASATA GUGHENAIM
http://www.youtube.com/watch?v=BVBSmXA6FgU&feature=related

1797 GIUGNO REPUBLICA VENEXIA


Dalle vecchie sale d'armi dell'Arsenale furono asportate armi sufficienti per 20.000 uomini.
Dalle nuove sale d'armi furono portè via fusii, archibugi, pistole, con relativo munizionamento, ed armi bianche sufficienti per armare 30.000 uomini.

http://www.youtube.com/watch?v=1ayy_pSkKcc&feature=related

Dal Reparto d'Artiglieria furono asportate


5.293 bocche da fuoco, delle quali


2.518 in bronzo ed EL rimanente in ferro. Altre


migliaia di bocche da fuoco furono asportate in tutta la Repubblica, da ogni fortezza, castello e città
(si pensi che nella sola laguna di Venezia erano operativi altri


750 pezzi d'artiglieria, tra colombine, cannoni, falconetti,
petriere ed obusiere e che le truppe francesi sbarcarono anche nelle munitissime fortezze delle isole ionie, da Corfù a Cerigo, da Zante a Cefalonia)
Dal Parco delle Bombarde ( DITO EL Giardin DE Fero) fu asportata l'intera raccolta di munizionamento per l'artiglieria.
Furono trafugati pece, sevo, fanai, cavi, sartiami, vele, telame, feramenta, legno frasino e fagio, ciodi, remi, ancore,
cadene par sarar i porti, stoppa, bale di canapa, carbon,
strumenti nautici, rafineria e magazin salnitro, fonderia piombo, paranchi, oficina de marangoni, modei navai (tanti ancò al Musée de Marine di Parigi), oltre a
sartiami, remenati, albari, penoni, canoni e proietiLi
par allstir e armar 12 navi da 74 canoni. E' sta parfin portà via i grosi asè caldieroni par far boir la pece. (cantè da Dante Inferno XX XXI XXII
Anca la casaforte de l'Arsenal l'è stà sfondà e udà.

Versione: la differenza tra le navi venete e quelle romane

Le navi dei veneti erano fatte e armate in questo modo: le carene, essendo più piene di quelle delle nostre navi, più facilmente potevano affrontare i (vada) e le discese (aestuum), le prue oltremodo erette e invece le poppe, più (accomadotiores) alla grandezza dei flutti e delle tempeste rispetto alle nostre, le navi tutte fatte di (robore), sostenevano tutta la forza e la (contumeliam) dei flutti assai facilmente. Quando le nostre navi dovevano lottare con tali navi, per la sola velocità e prestanza di remi erano più prestanti, le restanti per la natura del luogo, per la forza delle tempeste e dei (aestuum), nelle nevi nemiche erano più adatte e comode. Poi iniziando il vendo a incrudelirsi, tolleravano le tempeste, che erano fatte ai lati di legno più duro delle nostre. Nè alle navi dei veneti potevano nuocere il rostro poichè erano più (demissiores).



Versione V ginnasio la differenza tra le navi venete e quelle romane

Venetorum naves ad hunc modum factae armataeque erant: carinae, cum essent aliquanto planiores quam nostrarum navium, facilius vada ac decessum aestuum excipere poterant(potevano affrontare); prorae admodum erectae atque item puppes, ad magnitudinem fluctuum tempestatumque accomodatiores quam nostrae; naves, totae factae ex robore, omnem vim et contumeliam flum facillime sustinebant. Cum contra tales naves nostrae confligere deberent, sola celeritate et pulsu remorum praestantiores erant; reliqua propter loci naturam, propter vim tempestatum et aestuum, in hostibus navibus e( o ex è una fotocopia non si legge bene) aptiora et accomodatiora. Cum autem (poi) ventus saevire coepisset, tempestates faci tolerabant, qui latera ex duriore ligno quam nostrae facta erant (erano fatte). Ne navibus Venetorum nocere poterant rostro, quia demissiores erant.

SCHIZA SU STO STRAMBOTO PAR CATAR LE NOTIZIE
http://depaoli.pbwiki.com/FindPage?SearchFor=flotta+veneta

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INTERVISTA AL GOVERNATORE VENETO GIANCARLO GALAN



«Il Veneto è diverso dalle altre regioni d'Italia»


«È diverso perché è chiuso fra due autonomie speciali. Diverso perché ogni veneto che possiede una barca a poppa ha la bandiera italiana e, a fianco, quella della sua regione: non capita ovunque. Chi vive da noi ha una storia, una tradizione e bene o male si sente erede della repubblica che ha avuto la più lunga durata nella storia dell'umanità».


SCHIZA CHI SOTO SU STO STRAMBOTO PAR L'EZAR L'INTERVISTA
http://iltempo.ilsole24ore.com/2008/06/30/896631-galan_come_coca_cola.shtml


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REPUBLICA VENETA FORZE MILITARI ETA' MODERNA

http://74.125.39.104/search?q=cache:KR0HkRllQcAJ:www.instoria.it/home/Forze_militari_repubblica_veneta.htm+REP+VENETA+MILITARE&hl=it&ct=clnk&cd=1&gl=it

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MARINA VENETA

http://marinadeidogi.altervista.org/SerenissimaMarina_Home.htm
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ACQUATORIO VERONESE
AZ. AZZAGO
MC. MEMBROTTA
CO .CONCAMARISE
MO MENTECCHIA DI CROSARA
MON. MONTEFORTE D’ALPONE
AS . ASPARETTO
BI BIONDE DESIGN’A’
MA MACACCARI
RO RONCANOVA
S.P. S.P.IN VALLE
CZ. COREZZO
Cellore
S.Maria in Stelle
San Michele Extra
Tormine
Colombare
Bagnolo
Faganano
Torre di Masino
Pampuro
Dosdega
Carpi
San Vito
Romagano
Cerna
Settimo
Cavalcaselle
Gazzoli
Marega
VA. VALDONEGHE’.
CA CASTELNUOVO DEL GARDA
CN. CASTEL D’AZZANO


FONTE: JQVARADEREY@terra.es
J.de scala © 1ro41005
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Formano le Isole Sparse i PALO AVI , ADA =AVA (ADDA); OIO (OGLIO); CESE (CHIESE);TRI DRENTO (TRENTO) ; SCU MIZIO = SCU MINZIO (MINCIO); PO = AESIS ERIDANO , PADUS , PADUM, ; HOSTILIA = FOCE (OSTIGLIA) ; MEDUACO MAIOR E MINOR; LITO ADRIANO; PALO AVO TION, TARTARO, TREGNON, MENAGO, LAVEGNO, PIGANZO, DUGAL, BUSSè, ADIGE =ATHESIS; ALPON; TORAZO; FRATA; GUà , FRASSINE, GORZON, RETRON, BISATTO BACHIGLION ASTICO ASTICHEL (EDRON); BRENTA,PLAVA (PIAVE),SILE, LIVENZA, STELLA, NATISSA, NATISONE, ISONZO, TRI AVO (TIMAVO);
ALTRE ISOLE ISTRE (SLOVENIA CROZIA) DALMATE (CROAZIA) STATI UNITI ISOLE IONIE (ALBANIA GRECIA); COSTE ADRIATICHE , SOLO SCALI COMMERCIALI PORTUALI: RAVENNA, ANCONA, PESCARA, BARI, BRINDISI, LECCE; PATRIARCATO DI AQUILEIA ;DUCATO CANDIA(GRECIA),RODI (GRECIA), CAPO CHELIDONIO (TURCHIA), MOREA,NEGROPONTE,NAUPLIA DI ROMANIA (GRECIA);ISIOLE PENISOLE: ALBONA, ALMISSA,ARBE, ASSO, BRAZZA,BUDUA, BUGGE, CAPODISTRIA, CATARO, CEFALONIA, CERIGO, CHERSO, CITTANOVA, CLISSA, CORCIRA (CORFù) , CURZOLA, DIGNANO;GRISIGNANA,ISOLA, TENIN,LESINA,MARCASCA,MONT

ONA, MUGGIA,NONA, NOVEGRADI, PAGO, PARENZO,PIRANO, POLA, PORTOLE,PREVESA,RASPO, ROVIGNO, SAN LORENZO, SANTA MAURA=LEUCADE (COLLEGATA CON UN PONTE MOBILE), SEBENICO, SPALATO, TRAU', UMAGO, VALLE, VEGLIA, VONIZZA, ZANTE , ZARA. (Bbibliografia:Da Mosto , Andrea: L'Archivio di STATO REPVBLICA VENEXIA di REPVBLICA VENEXIA, Biblioteca editrice,, Roma, 1937; Anna Maria Ronchin, Nel Tempo della Dea, 2006 Vicenza , edar.

Aggiunte: il Granducato di Lemno,il ducato di Durazzo, ducato di Nasso,

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La Serenissima aveva una gerarchia molto semplice: comunità locali (isole sparse) che mantenevano costumi, statuti ecc. sottoposti però a delle linee guida provenienti da Venezia, costruite su osservazioni di specialisti molto attenti alle caratteristiche dell'acquatorio, la storia locale, i rapporti con le comunità circostanti ecc. La Repubblica bilanciava le tensioni dell'uomo: persona singola con caratteristiche proprie, ma elemento di un sistema sociale da cui dipende... fin dai tempi antichi è stato perciò sviluppato e mantenuto dal sapiente governo veneziano questo modello policentrico in cui non ci sono città veramente egemoni e Venezia è un luogo completamente "altro", da cui arrivano delle direttive come se fossero scaturite direttamente dal trono di Dio. Venezia è il sunto della Venezia marittima e di quella terrestre, è il punto d'incontro tra tensioni diversissime che, quando hanno cominciato a spostarsi eccessivamente verso gli interessi di tera fermà (Isole Sparse), hanno portato all'indebolimento del sistema e alla possibilità di conquista da parte di Francia, Austria e Italia (in modi diversissimi).

Si sa che Renato De Paoli è favorevole alla città portuale diffusa, cioé a un modello di uno specchio d'acqua di 10.000 km2 dell'acquatorio tale da mettere le persone a vivere sparse sull'acqua. Architettura coloniale è per esempio la stesura dei cavi, tubature ecc. nell'acquatorio, prosciugamento delle isole e taglio del bosco. Bisogna riportare in cinque anni l'acqua ai livelli degli anni '50-'60, fino a cancellare le bonfifiche del secolo XIX e XX per continuare fino al metà del secolo XVIII. Riapertura dei porti e della fluvialità mancanti , per recuperare i gap di sviluppo degli anni '80-'90 per poi ricucire la "civiltà" (è ironico) del centro (porto) commerciale, dell'attuale non-luogo per riconvertirlo in parte a squero.
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mercoledì 7 luglio 2010

MUSICA IN VILLA A CASTELNUOVO DEL GARDA GIOVEDI' 8 luglio , ore 21, Via Cossali 1.

MUSICA IN VILLA

Mariano Speranza, cantante argentino, si è esibito  l' 8 luglio 2010 a Castel Nuovo del Garda in Villa Sella con il Quintetto Tangocinco, sostenuto da un caloroso e vasto pubblico, pubblico che ha chiesto e ottenuto il bis. Una serata calda e magnifica, con la villa illuminata con le vampe di fiammelle a far da cornice alla loggia di 12 fori.

 

Quintetto Tangocinco

Inizio:
giovedì 8 luglio 2010 alle ore 21.00
Fine:
Luogo:
Ville antiche di Castelnuovo del Garda

Descrizione

“MUSICA IN VILLA”

L’ultimo giovedì di Giugno 2010 si rinnova il tradizionale appuntamento con “Musica in Villa”, la rassegna concertistica che si svolge nella caratteristica cornice delle Ville Castelnovesi, proposta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Castelnuovo del Garda (Vr).
Per favorire la crescita culturale dell’evento, quest’anno ha affidato l’organizzazione all’Associazione “Amici della Musica del Lago di Garda”.

Il programma prevede 7 concerti, dal 24 Giugno al 5 Agosto, tutti i giovedì alle ore 21.00:

• 24 giugno nell’intimità di Corte Castelletti (Cavalcaselle – Via Belfiore n. 6), con l’Opera Buffa “La Dirindina” di Domenico Scarlatti, che potrà avvalersi, come negli anni precedenti, della collaborazione del Conservatorio “G. Frescobaldi” di Ferrara.

• 1 luglio presso Villa Martinelli (Castelnuovo del Garda – Via Solferino, 1) concerto dedicato alla musica d’autore con un omaggio a Franco Battiato, magistralmente interpretato dal gruppo “Orizzonti Perduti” di Chieti.

• 8 luglio a Palazzo Cossali - Sella (Castelnuovo del Garda, Via Cossali, 1) con il Quintetto “Tangocinco” e il cantate argentino Mariano Speranza, vivremo magiche atmosfere e suggestioni del tango cantato.

• 15 luglio a Villa Rizzini-Salvelli (Castelnuovo del Garda – Via Roma, 2) ci sarà spazio per la lirica: per il ciclo “Ti racconto l’Opera”, l’associazione Opera Synergy metterà in scena frammenti e arie dell’opera “Il Barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini.

• 22 luglio in Villa Sacro Cuore (Cavalcaselle – Via Fiera, 4) vedrà il gruppo “Italian Swing”, con un omaggio ai grandi dello swing italiano: un amarcord della musica degli anni ´50 e ´60.

• 29 luglio in Villa Tantini (Oliosi – Via Goito, 5) sarà protagonista al pianoforte il M° Julian Gargiulo, italo-americano con musiche di Chopin, Schumann ed altre da lui composte.

• 5 agosto, per l’ultimo appuntamento si esibirà la Big-Band Ritmo-Sinfonica “Città di Verona”, diretta dal maestro Marco Pasetto nel giardino esterno della Sala Civica “11 aprile 1848” (Castelnuovo del Garda – Via Castello, 19) con un repertorio che ripercorre il meglio del Jazz a partire dalla fine degli anni 20 fino al jazz-rock.

Ad ogni concerto ci sarà una mostra di opere d’arte di vari pittori e scultori.

In caso di pioggia i concerti si terranno al DIM Teatro Comunale di Castelnuovo d/G Via San Martino, 4 (loc. Sandrà) ad eccezione di quello del 5 Agosto che si terrà presso la Sala Civica “11 aprile 1848” Via Castello, 19 – Castelnuovo d/G.

Biglietto € 5,00 – Ingresso gratuito per minorenni
Anche quest’anno, a fine concerto, sarà offerto al pubblico un buffet con gli artisti.

Confidando nella Vs. gentile collaborazione nella divulgazione dell’evento, porgiamo i nostri più cordiali saluti.

Amici della Musica del Lago di Garda
P.zza della Libertà, 4 - 37014 Castelnuovo del Garda (VR)
C.F./P.IVA: 03720600232
Info:
Tel: 388-3476176 320-0215196
045-6459972 (Biblioteca Castelnuovo d/G)
E-mail: info@amicimusicalagodigarda.it amicimusica.lagodigarda@gmail.com
Web site: www.amicimusicalagodigarda.it
Facebook: Amici Della Musica LagodiGarda